Attivazioni Biologiche

Terapia centro-personale

Data Dec 7, 2017
Perla saggia:
È lecito pensare che la volontà di guarire
o il desiderio di morire non siano irrilevanti
per l'esito di casi gravi ed incerti di malattia.

Ippocrate
Parole chiave: cura, guarigione, autoguarigione, selfcare

L'approccio della Nuova Medicina Germanica (NMG) alla guarigione, condivide la stessa filosofia delle terapie centro personali, usate ampiamente nella psicoterapia e nelle tecniche alternative di salute mentale.
L'idea alla base di questo approccio è quella per la quale non è il terapeuta che guarisce, ma il suo ruolo è quello di supportare la persona in modo che essa possa creare le circostanze adatte alla sua auto-guarigione.
Le terapie centro-personali, anzitutto, sembrano non avere una struttura, quindi appaiono inefficaci a coloro che hanno sempre saputo che per condizioni gravi come il cancro o il diabete, ci voglia qualcosa di "serio" come chemioterapia, chirurgia e/o radioterapia, oppure che si debba ricorrere all'uso di farmaci per tutta la vita. Tuttavia, la NMG ci dice che alla vera guarigione non si giunge riparando l'organismo, che crediamo essersi guastato o essere stato prodotto malamente.

Ora sappiamo che i sintomi della malattia sono un segno evolutivo, una risposta biologicamente appropriata a specifiche situazioni che si verificano durante la vita. La vera soluzione ai sintomi di malattia è pertanto cercare di risolvere le situazioni, non ristrutturare il proprio organismo.
Ciò che gli operatori delle terapie centro-personali fanno è creare un ambiente confortevole e adeguato, in cui la persona abbia lo spazio e la quiete necessaria per visualizzare la particolare situazione conflittuale alla base del proprio disagio. Dopo avere imparato le Cinque Leggi Biologiche relative a malattia e guarigione, la persona necessita fare attenzione alla situazione attuale, nella mente, nel corpo e nello spirito, in funzione di vedere come l'organismo risponde alle sue condizioni qui ed ora.

Per fare ciò, un operatore di terapie centro-personali guida la persona - senza pregiudizi, senza condizioni, con empatia e naturalezza - aiutandola a considerare la propria situazione, tornando sulle emozioni e sulle parole espresse dalla medesima.
L'operatore vede la persona come una buona persona, i cui problemi sono esattamente quelli che lo stesso operatore avrebbe avuto "se avesse camminato per qualche miglio nelle stesse scarpe dell'assistito". Perciò l'operatore percorrerà metaforicamente alcune miglia nelle scarpe del suo assistito, mostrandogli il modo con cui le leggi biologiche hanno fatto la loro parte.
Questo approccio nell'aiutare la persona a trovare la soluzione ai suoi problemi, comporta che tali soluzioni saranno le più efficaci, saranno le soluzioni vere e possibili per quel particolare momento. Le soluzioni ai suoi problemi giungeranno dalla buona filosofia creata dalla persona stessa per se stessa, non dalla convinzione che corpo e cervello siano difettosi e che non facciano un lavoro abbastanza buono per prendersi cura di sé.

1. Atti di Guarigione

1.1 Acqua sporca e acqua pulita

L'Amore è un sentimento puro, è un flusso inarrestabile, una fonte sempre attiva a cui la persona ha attinto e continua ad attingere per placare la naturale sete che la spinge a cercare quella fonte ed a vivere la vita. Solo che per moltissimi quell'Amore si sporca di tanti detriti e ricordi di dolore al punto che quell'Amore di cui cercano di nutrirsi ha il sapore della rabbia, della paura, del dolore. Non sanno che l'Amore si è sporcato di qualcosa che non gli appartiene. È necessario purificarlo.
Nel recipiente dove la persona raccoglie l'Amore ci possono essere tanti detriti, tante porcherie che non appartengono all'Amore stesso.
Allora occorre lavare il recipiente da tutto ciò che non appartiene all'Amore puro.
Analizzate le proprie emozioni, per lo più legate alle figure genitoriali, la persona deve suddividere bene ciò che è stato l'Amore dei propri genitori verso se' stessa, da ciò che sono state le vicissitudini che appartengono ai genitori.

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Un figlio che mostra segni ripetuti di disagio affettivo che si riconduce alla figura materna (o paterna), ad esempio, deve lavar via dal proprio recipiente d'Amore (Cuore?) tutto ciò che non appartiene al puro Amore di sua madre, analizzando e decontestualizzando il vissuto e le ragioni di vita di sua madre dal suo mostrare ed esercitare l'Amore. I suoi vissuti, i suoi guai, le sue frustrazioni e i suoi dolori NON SONO IL SUO AMORE, l'hanno solamente macchiato e il figlio può aver scambiato questo amore con il vero Amore di mamma.
La cerimonia della purificazione - che forse i popoli tribali e "incivili" avevano capito molto bene - serve proprio a restituire alle figure genitoriali ciò che non appartiene al figlio o alla figlia il/la quale, osservato il puro Amore genitoriale, distingue esso da ciò che l'ha sporcato liberandosene proprio restituendo ai genitori il loro vissuto che, senza premeditazione, era divenuto quello del figlio. A voce alta e in relax, si possono pronunciare queste parole:

«Cara Mamma/ Caro Papà, ti ringrazio e accolgo il dolce Amore che mi hai dato,
ma ti restituisco la tua ...(rabbia, delusione, paura, angoscia, disgusto, ecc.) che non mi appartengono,
io sono solo tuo/tua figlio/a.
Ti voglio bene.
Grazie!»

1.2 Scrittura catartica

Ci sono emozioni che non possono essere espresse a parole, per il timore di incorrere in più o meno gravi conseguenze, o per evitare di ferire la o le persone verso le quali sono dirette. O anche perché ormai non è più possibile esprimerle per il fatto che la persona è morta o irraggiungibile. Tuttavia queste emozioni inespresse e non verbalizzate, lasciano la persona in uno stato conflittuale continuo od in pericolose riparazioni sospese, con indubbia alterazione anche grave della struttura corporea, per non parlare delle conseguenze sulla fisiologia dell'organo specifico e dell'individuo in generale. Le emozioni inespresse sono anche in grado di modificare così tanto il comportamento della persona, da giungere a modificare anche il contenuto dei vari contesti in cui la persona vive (scontrosità sul lavoro, stizza, voglia di litigare in casa, musoneria, zizzaniosità e via dicendo).
Si rende utile quindi verbalizzare queste emozioni, ovvero esprimere rabbia se la persona si rivolge continuamente al passato e ad ingiustizie subite, esprimere la paura se la persona si rivolge in continuazione ad un futuro inesistente di fatto o a debiti da saldare (veri o presunti, materiali o morali), esprimere la vergogna se la persona si giudica in continuazione (per un malcelato e imperante senso di colpa) ed altre emozioni.

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Non potendo esprimere a parole queste emozioni si può ricorrere alla scrittura catartica, ovvero purificatrice, che liberi la persona dalle parole non dette.
Quando pronta la persona riversa su carta non i fatti che possono aver generato le emozioni inespresse, ma le emozioni stesse attraverso le parole che si sente sinceramente di scrivere. Non importa che la grammatica sia corretta o che sia scritta in bella calligrafia, purché vengano espresse su carta emozioni, segreti, imprecazioni, le cose maleducate, animalesche e tutte le verità non dette. La persona dovrebbe tracimare la propria emozione con un fiume d'inchiostro che lavi via le emozioni stagnanti e insane.
Fatto ciò dovrebbe celebrare la cerimonia della purificazione usando una fiamma (purificatrice) che osserverà fino alla estinzione della fiamma stessa o disperdendo il foglio accuratamente sminuzzato lungo un fiume (l'acqua purificatrice) o nel mare.
Fatto ciò la persona pianterà o collocherà un fiore dove è avvenuta la cerimonia.
Queste liturgie hanno la funzione di coinvolgere il subconscio ed estinguere il ri-sentito ed il ri-sentimento.

1.3 Il funerale

Ci sono delle morti che non trovano pace. Non c'è pace non per chi è morto, ma per chi è rimasto vivo e vive proprio nel ricordo, nel tormento di quella morte vissuta forse con ingiustizia e quindi con rabbia, con enorme tristezza e demotivazione o con ansia, che poi è paura.
Sebbene si sia celebrato il funerale ad uso e consumo di parenti, amici, conoscenti od in onore stesso del morto, per quella persona che soffre il funerale non è stato di fatto celebrato. In quello sociale la persona sofferente ha "dovuto" mantenere una parvenza di solidità o addirittura ha dovuto sostenere altri parenti o amici o congiunti. Particolarmente seria e invalidante la situazione di chi ha perso una persona cara o nemica con la quale non sono stati pareggiati i conti emotivi, dove debiti e meriti non sono in pari (vedi qui sotto il libro di Anne Ancelin Schutzenberger "La Sindrome degli Antenati"). Chi pensa di meritare può vivere la rabbia di non aver avuto ciò che si aspettava e chi pensa di avere ancora il debito da saldare potrebbe immolare la propria restante esistenza nel tentare di estinguere il debito.

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In questo modo la persona, soggiogata dal percepito di ingiustizia o di pena, può sviluppare un conflitto di lunga durata, non potendolo più oggettivamente risolverlo.
Dopo una attenta analisi della effettiva presenza del merito o del debito, ripercorrendo l'albero genealogico, si può celebrare il funerale emotivo con una cerimonia privata, in modo tale che il morto possa andarsene e il vivo possa starsene.
Quando la persona lo desidera e "sente" che è giunto il momento di "lasciare andare":
  • Prende una fotografia del defunto o un suo oggetto personale;
  • Si reca nel posto che ritiene più opportuno o di valore emotivo più significativo;
  • Scava una piccola buca in terra;
  • Vi ripone l'oggetto o la fotografia;
  • Richiude la buca pronunciando a voce parole di liberazione, rimettendo al defunto i suoi debiti o emendandosi dai propri debiti nei suoi confronti, liberando la propria vita dai legami d'onore;
  • Ringrazia, sempre a voce, il defunto liberandolo dal legame emotivo;
  • Sulla piccola tomba ripone un fiore o un oggetto dolce, benevolo e/o gioioso, lasciando che l'emozione del momento scorra liberamente.

1.4 Come se...

Spesso la persona, riconoscendosi dall'etichetta nosologica applicatagli dal proprio medico curante o dallo specialista medico, finisce per diventare la sua malattia e imposta la propria esistenza sulle limitazioni descritte dal quadro clinico descritto nei libri. È la persona stessa che si pone dei limiti invalicabili finendo per costruirsi la propria gabbia di immobilità che, volente o nolente, non è possibile ne' biologica. È ormai noto che nulla nell'Universo ha la possibilità di rimanere immobile e qualsiasi sia la tecnica usata per praticare l'immobilità, essa genererà la malattia. Quindi l'ammalato, se non si applica per strapparsi di dosso l'etichetta di "malato", finisce per essere sempre più malato.

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Per poter conquistare una propria autonomia ed una liberazione da cancelli invisibili e di fatto inesistenti, la persona può esercitare la tecnica del "Come se...".
  • Ogni giorno la persona si mette a tavolino e su un foglio di carta scrive le cose che vorrebbe (non dovrebbe) fare unicamente per se' - non per dovere o per altri - come se non avesse alcun problema psico-fisico. La regola è che non può essere lo stesso foglio del giorno prima;
  • Scritto l'elenco delle cose che vorrebbe fare per se', lo rilegge e definisce, secondo il suo percepito e le sue possibilità, l'azione più semplice e più facile, che percepisce alla sua portata;
  • Quella azione la DEVE compiere effettivamente, fino a compimento;
  • Nel compiere quell'azione la persona è invitata a rimanere nell'emozione che le genera, nelle percezioni fisiche e psichiche, per tutto il tempo in cui le viene naturale.

La pratica del "Come se..." serve a far sì che la persona comprenda, attraverso la sua diretta esperienza, che le limitazioni sono inesistenti e che se non può fare quello che faceva prima, può fare altro, riconquistando fiducia nelle proprie possibilità e tornando al dinamismo della vita.

1.5 Meditazione

La Meditazione è comunemente descritta come l'allenamento della attenzione mentale, che ci porta oltre i pensieri condizionati e abituali e ci rivela la naturalezza della realtà.
La presenza è la coscienza piena e chiara di ciò che sta succedendo - nel qui ed ora - nello spazio aperto che include tutta l'esperienza.
Sebbene ci siano molte strategie per la meditazione, ciò che fa la differenza nel risveglio spirituale è la qualità della sua sincerità. Invece di aggiungere un nuovo dovere agli altri, è importante decidere di praticare la meditazione perché si sente l'importanza di connettersi con la propria innata capacità d'amare. Occorre lasciare che questa sincerità sia l'ambiente in qualsiasi posto venga praticata la meditazione.
Un aspetto primario è la confidenza incondizionata verso l'intero processo di meditazione. Quando siamo amichevoli con una persona, c'è accettazione. Tuttavia, a volte entriamo in meditazione con un'idea del tipo di esperienza interiore che dovremmo avere e giudichiamo noi stessi per "non averla fatta bene". In realtà non esiste una meditazione “corretta” e sforzarsi di farla bene promuove la sensazione di tendere alla perfezione. Occorre concedersi il ​​permesso affinché la meditazione sia quella che è. Se si è sicuri di essere sinceramente a cuore aperto, la pratica alla fine condurrà verso un senso di integrità e libertà. Essere amichevoli include anche un interesse per ciò che emerge, che si tratti di sentimenti di piacere o paura, pace o confusione. L'espressione amichevole del cuore è gentilezza: trattare la vita dentro e intorno a noi con considerazione.

Creare un Ambiente o Atmosfera per la Pratica
È utile avere un'ora e uno spazio consueto per coltivare la pratica della meditazione. La mattina è preferibile perché la mente può essere più calma di quanto può esserlo a fine giornata, tuttavia il momento migliore è quello in cui puoi impegnarti con una certa regolarità. Puoi scegliere di fare due o più sessioni.
Decidere in anticipo quanto deve durare della sessione sosterrà la sua pratica. La pratica quotidiana potrebbe fornire notevoli benefici (come meno aggressività e più calma) e portare ad aumentare la durata della sua pratica.
Se possibile, sarebbe bene dedicare uno spazio esclusivo alla pratica quotidiana. Uno spazio relativamente riparato e tranquillo dove poter eventualmente creare un altare con una candela, foto ispiratrici, statue, fiori, pietre, conchiglie o altri oggetti che evocano bellezza, curiosità e sacralità.
È utile ricordare, all'inizio di ogni meditazione, ciò che conta per se' stessi, cosa porta a meditare. Prendersi un momento per connettersi sinceramente alle aspirazioni del proprio cuore. Potrebbe essere come una preghiera da dedicare alla propria libertà spirituale e a quella di tutti gli esseri.

Scegliere la postura
Essere vigili è uno degli ingredienti essenziali di tutta la meditazione. Sedere su una sedia, su un cuscino o stare inginocchiati non importa, purché si sia nella posizione più equilibrata possibile. Avere una mente aperta e ricettiva è l'ingrediente essenziale di ogni meditazione, è promuovere il rilassamento delle zone di tensione evidenti e abituali. Con la postura eretta, lasciare che lo scheletro e i muscoli si rilassino liberamente. Lasciare che le mani riposino comodamente sulle ginocchia o in grembo. Chiudere gli occhi o, se preferibile, lasciarli aperti con uno sguardo dolce e ricettivo. Occorre fare molta attenzione a ciò!
Si possono fare diversi respiri profondi e con ogni espirazione rilasciare consapevolmente se' stessi, rilassando viso, spalle, mani e la zona dello stomaco. Si potrebbe anche iniziare con una scansione del corpo: partendo dal cuoio capelluto, si porta la propria attenzione lentamente verso il basso, rilassando e ammorbidendo sistematicamente ogni parte del corpo. Facendolo si aiuterà ad avere una mente aperta a ciò che può sorgere durante la meditazione.

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La presenza ha due qualità interdipendenti: quella di riconoscere o notare ciò che sta accadendo e quella di consentire qualsiasi esperienza senza giudizio, resistenza o sforzo. La presenza è la nostra natura profonda e l'essenza della meditazione è realizzare e abitare questa coscienza lucida e completa. Praticare la meditazione ricevendo tutti i dati offerti dall'esperienza con piena e aperta consapevolezza. Questi dati includono la respirazione, le sensazioni, i sentimenti (piacevoli, spiacevoli e neutri), le percezioni, i pensieri, le emozioni e la coscienza stessa. Evitare di manipolare o controllare le esperienze. La presenza naturale riconosce semplicemente ciò che sta emergendo (pensieri, sentimenti, suoni o emozioni) e lascia che la vita si svolga così com'è. Ogni volta che c'è la sensazione di sforzarsi nella pratica, c'è separazione e limitatezza. La ricettività aperta dissolve la sensazione di essere "uno che fa meditazione".

Conoscere la differenza tra presenza naturale e supporti alla pratica
Poiché le nostre menti tendono ad essere occupate e reattive, è utile sviluppare mezzi che calmino la mente e aiutino a raggiungere la presenza naturale. Questi supporti aiutano a rilassare i pensieri e la tensione fisica. Potrebbero essere ad esempio, supporti artistici, come l'uso dei colori per creare l'atmosfera interiore che favorisca la chiarezza e l'apertura alla presenza. Questi colori possono essere usati gentilmente (vedi Mandala). Basta sperimentare e osservare ciò che funziona meglio per se' stessi senza confondere questi metodi con l'intuizione radicale e liberatoria che libera e risveglia il proprio spirito. Ad ogni modo, occorre prendersi del tempo per "mollare" tutte le "faccende" e riposare nella Presenza Naturale. Focalizzare quindi l'attenzione su cosa accade quando non c'è bisogno di controllare o sforzarsi, quando si lascia semplicemente che la vita sia quello che è.

I supporti alla presenza sono la mente calma, la coscienza piena e il cuore aperto. Le seguenti strategie coltivano queste capacità.
Stabilire la presenza del corpo risvegliando i sensi
Prendere alcuni minuti all'inizio della meditazione (o in qualsiasi momento durante la meditazione o la giornata) per risvegliare intenzionalmente tutti i sensi. Passa la tua attenzione su tutto il corpo, addolcendo e avvertendo le sensazioni dall'esterno verso l'interno. Ascolta i suoni e includi anche gli odori e le sensazioni dello spazio intorno, dentro e fuori la tua stanza. Anche se i tuoi occhi sono chiusi, includi comunque l'esperienza della luce e dell'oscurità, immagina e senti lo spazio intorno a te. Esplora ascoltando e provando l'intera esperienza momento per momento, con i tuoi sensi completamente aperti.

Scegliere un'ancora primaria o un oggetto di meditazione È utile selezionare una o più ancore che permettano di calmare la mente e approfondire la presenza corporea:
  • Inspirare ed espirare dalle narici
  • Percepire come il torace si alza e si abbassa
  • Percepire le sensazioni alle mani o nel resto del corpo
  • Ascoltare i suoni dentro o fuori di se'
  • Ascoltare e "sentire" l'intera esperienza, oltre a ricevere le sensazioni della propria coscienza

Consapevolezza
Immaginare la propria coscienza come una grande ruota panoramica. Al centro di essa c'è la presenza cosciente e da essa un numero infinito di raggi va verso il bordo.
L'attenzione è già abituata ad abbandonare il centro, attraversando i raggi verso l'esterno e attaccandosi al bordo. Si engtra spontaneamente in un turbine di pensieri piacevoli e spiacevoli, ossessivi, che gravitano attorno a storie e sentiti su tutto ciò che non va. Lontani dal proprio centro, con l'attenzione alla periferia di se' stessi, si è disconnessi e si vive in ​​trance. L'apprendimento della consapevolezza consente di tornare al centro e vivere ogni momento con piena consapevolezza.
Attraverso la pratica del "tornare indietro", ci si accorgerà di quanto ci si è persi nei pensieri, richiamando l'attenzione alla presenza della sensazione. Seguire quindi i seguenti passaggi:

  • Porre attenzione al risveglio dai pensieri (commenti mentali, ricordi, progetti, valutazioni, storie) e riposare in presenza non concettuale
  • Portare delicatamente la propria attenzione all'ancora principale, portandola in primo piano mentre le esperienze sensoriali rimangono sullo sfondo
  • Quando ci si accorge di essersi persi nei propri pensieri, fermarsi e tornare all'ancora.

Distrarsi è del tutto naturale e non c'è bisogno di vedere i pensieri come nemici, ma rendersi conto che si ha la capacità di svegliarsi dalla trance dei pensieri. Quando si riconosce di essersi persi nei pensieri, prendersi tempo per uscirne e rilassarsi nell'esperienza del presente. Si torna ad ascoltare i suoni, rilassare di nuovo le spalle, le mani e l'addome, a rilassare il cuore. Ciò permetterà di tornare al centro della ruota, con i sensi aperti. Notare la differenza tra qualsiasi pensiero e la vivacità dell'essere nel qui e ora.

La pratica "Metta", chiamata anche "meditazione della gentilezza amorevole", coltiva sia un cuore amorevole che una mente calma. Questa pratica utilizza frasi specifiche per inviare desideri di amore e gentilezza a se' stessi, ai propri cari e a tutti gli esseri del mondo, senza eccezioni. Si possono scegliere tre o quattro delle seguenti frasi o crearne di più adatte:
«Possa io sentirmi pieno di gentilezza amorevole che mi fa sentire al sicuro dai pericoli», «Mi accetto per come sono», «Mi sento a mio agio», «Lasciami essere felice» Dedicare alcuni minuti a se' stessi offrendo queste frasi, prendendosi il ​​tempo per immaginare e sentire direttamente l'esperienza che le immagini evocano. Poi si possono offrire ad altre persone. La pratica Metta si può praticare all'inizio, alla fine o durante qualsiasi parte della meditazione.

Sviluppare la concentrazione
Portare l'attenzione su una ancora può portare a un focus di concentrazione che calma naturalmente la mente. Questa concentrazione può essere intenzionalmente approfondita mantenendo l'attenzione focalizzata sull'ancora di propria scelta che dovrebbe avere un tono gradevole o almeno neutro. A volte c'è la sensazione di fare uno sforzo per rimanere concentrati, di cercare di controllare la mente e di far accadere qualcosa. Invece è importante non farsi prendere dallo sforzo di provare, come concentrarsi sulla respirazione per la maggior parte della meditazione e poi valutarla come "buona" meditazione. Confondere la meditazione con il focalizzarsi sulla respirazione è come guardarsi continuamente i piedi durante una passeggiata, senza vedere il mondo che ci è attorno. La concentrazione aiuta a calmare la mente e senza un po 'di tranquillità è difficile mantenere la piena consapevolezza. Ricordare la propria intenzione di essere presenti, concentrandosi sulll'ancora di meditazione con attenzione morbida, chiara e rilassata.

RAIN - Guarigione della sofferenza emotiva
La piena consapevolezza che aiuta ad alleviare la sofferenza emotiva è riassunta nell'acronimo RAIN.
R - Riconoscere - Osserva cosa sta emergendo (paura, dolore, ecc.)
A - Accettare - Accetta di stare con le emozioni, lascia che esistano
I - Investigare - In modo non analitico, imparare come corpo, cuore e mente sperimentano queste energie. Porsi alcune delle seguenti domande: "Cosa sta succedendo?", "Dove lo sento nel mio corpo?", "Cosa ha bisogno di attenzione?", "Che cosa ha bisogno dell'accettazione?".
N - Non identificarsi - Non sentirsi definiti, posseduti o legati a nessuna emozione. In altre parole, non prenderla sul personale!

L'auto-interrogazione rivolge la consapevolezza a se' stessi. Le domande possono essere: "Chi sono io?", "Cosa sono?", "Chi o cosa è cosciente?", "Chi o cosa sente questo suono?", "Chi o cosa sta vedendo attraverso questi occhi?". Il modo migliore per interrogarsi su se' stessi si ottiene quando la mente è relativamente calma e i sensi sono svegli. Dopo aver chiesto, rilassarsi con una presenza corporea aperta, senza cercare in alcun modo una risposta con l'intelletto. Coinvolgendo l'interesse naturale, l'energia e l'attenzione ricettiva delle domande, la natura stessa della coscienza si rivelerà.

Difficoltà comuni Perdersi nei pensieri Non è necessario liberarsi dei pensieri, non è questo lo scopo della meditazione. Imparare a riconoscere quando i pensieri accadono per non perdersi in trance - credendo che i pensieri siano la realtà e identificandoci con i pensieri stessi. Come uno specchio d'acqua mosso dal vento, dopo un po' di immobilità fisica, la tua mente si calmerà gradualmente.

Le Cinque Sfide
  • Desiderio: volere di più (o qualcosa di diverso) di ciò che è presente ora
  • Avversione: paura, rabbia, qualsiasi modo per andarsene
  • Irrequietezza: energia accelerata, agitazione
  • Sonnolenza e pesantezza: stato d'animo e corpo assonnato e afflitto
  • Dubbio: una trappola mentale che dice: "Non serve, non funzionerà mai, forse c'è un modo semplice".

Importante è riconoscere che non sono un problema. La nostra abitudine è di ignorarle, resistervi, giudicarle o, al contrario, tentare di averne il controllo. Se le si ricevono con piena consapevolezza e cura, esse diventano un percorso verso la vivacità e il risveglio spirituale.
Se durante la meditazione compare una di queste energie, è utile nominarla silenziosamente, ad esempio "paura, paura" o "rabbia, rabbia". Invece di allontanarsi da essa, cercare di portare l'attenzione su ciò che evocano. Sentire le sensazioni nel corpo, senza allontanarsi. Agire secondo i punti RAIN, indagando su ciò che sta emergendo con cura e compassione. Una volta dissolta si torna all'ancora della meditazione o al riposo. Se è troppo forte non è saggio cercare di restarci. Spostare l'attenzione su qualcosa che dia un senso di equilibrio, sicurezza e amore. Si possono aprire gli occhi, ricordare dove si è, sentire i suoni, rilassare di nuovo il corpo.

Dolore fisico
È probabile provare una certa quantità di sensazioni fisiche spiacevoli, date dalla posizione da meditazione. Inoltre, quando l'attenzione si approfondisce, si potrebbe diventare più consapevoli di tensioni fisiche che prima si ignoravano per seguire i pensieri. Meditare sul disagio fisico è uguale al farlo rispetto a difficoltà emotive. Ascoltare quel disagio con attenzione, notando come lo vive il tuo corpo. Lasciare che il disagio fluttui nella coscienza. Si può prestare attenzione ai suoni o alle parti del tuo corpo che non soffrono. Rendersi consapevole non solo delle sensazioni fisiche, ma anche di come ci si relaziona con esse.
Va bene cambiare consapevolmente la tua postura al fine di scoprire lo spazio e la capacità di adattamento. Non è necessario resistere, ma non bisogna arrendersi subito.

Alcuni suggerimenti per continuare a praticare la meditazione:

  • Esercitarsi ogni giorno, anche per un breve periodo. Trascorrere intenzionalmente questo tempo tranquilli
  • Fare una pausa più volte durante la giornata. Entrare in contatto con corpo e respiro, sentendo la vitalità che esiste in quel momento
  • Riflettere regolarmente sulle proprie aspirazioni al risveglio e alla libertà spirituale
  • Ricordare che proprio come se' stessi, tutti vogliono essere felici e nessuno vuole soffrire
  • Esercitarsi regolarmente con un gruppo o con un amico
  • Usare risorse che ispirano, come libri, CD e siti web
  • Studiare gli insegnamenti buddisti
  • Non giudicare la propria pratica, piuttosto accettare ciò che si sta facendo e confidando nella propria capacità di svegliarsi ed essere liberi
  • Vivere la vita con rispetto: impegnarsi a non fare del male, a vedere, onorare e servire la sacralità di tutti gli esseri.

2. Pratiche terapeutiche

Non ci sono ragioni per le quali la persona non possa diventare il terapeuta di se stessa. Tutto quello che deve possedere è l'attitudine a volere comprendere ed a guarire, le corrette informazioni per capire cosa sta succedendo e la corretta prospettiva su se stessa e sulla propria condizione per vedere cosa accadrà.
Questo sito web fornisce una conoscenza di base delle leggi biologiche. L'auto-guarigione richiede l'abilità della consapevolezza, in modo da avere una prospettiva imparziale sulla situazione, invece di perdersi in essa.
Apprendere la Consapevolezza fornirà rapidi risultati nella guarigione, in quanto la consapevolezza mentale è in grado di contribuire a rilassarsi e aiuta a prendere coscienza dei conflitti che è necessario risolvere. Ci sono molti modi altamente efficaci per imparare a diventare più consapevoli ed esserlo nella vita quotidiana. La persona ne potrà beneficiare in molti modi, potendosi sentire più sana mentalmente, fisicamente e spiritualmente.

2.1 Fiori di Bach

Secondo il Dr. Bach la malattia è "il risultato di un conflitto tra il nostro io spirituale e quello mortale". Nei suoi testi si espresse così:

"...Questo significa mandare avanti la casa, dipingere, coltivare la terra, fare l'attore su un palcoscenico o lavorare in negozio o in casa. E questo lavoro, qualsiasi esso sia, se l'amiamo più di ogni altra cosa...il lavoro che dobbiamo fare in questo mondo e l'unico che ci permette realizzare il nostro vero io."

"La malattia è una reazione alle interferenze. Sono fallimenti ed infelicità che si verificano quando permettiamo agli altri di influenzare le nostre scelte e ci lasciamo prendere dal dubbio, dalla paura o dall'indifferenza."
È interessante notare come, nel pensiero di Bach, l'errore primario che si può commettere contro la propria unità ha la sua origine nell'egoismo. L'errore di credersi separati ed indipendenti dagli altri esseri umani, dagli altri esseri viventi, dal resto del creato.
...non vi è che una sola afflizione: la malattia, intesa come malattia della personalità o ego, che si crede indipendente e separato dal Tutto.
Secondo Bach l'azione contro la propria unità può essere vista in due modi:
  1. malattia come risultato, come sintomo della malattia interiore, della personalità;
  2. malattia come guida all'evoluzione, quale spia di segnalazione offertaci dalla nostra Anima, per fare attenzione ai nostri errori.
Si evince una straordinaria assonanza con il pensiero hameriano, con il concetto insito nella Quinta Legge Biologica.
Le reali malattie primarie dell'uomo sono, certi suoi difetti:
  • Orgoglio
  • Crudeltà
  • Odio
  • Egoismo
  • Ignoranza
  • Instabilità o indecisione o mancanze di volontà (ignavia)
  • Avidità.

Per un maggior approfondimento e per conoscere le possibili connessioni dei Fiori di Bach con le 5 Leggi Biologiche, invito il lettore a consultare questa pagina.

2.2 Alimentazione

Il Dr. Hamer affermava: "Un individuo che mangia correttamente è meno suscettibile a soffrire conflitti biologici. È evidente. È come per le persone ricche che soffrono meno di cancro rispetto alle persone povere, in quanto risolvono la maggior parte dei loro conflitti tirando fuori il libretto degli assegni e scrivendone uno. Ma prevenire il cancro (o qualsiasi altra malattia) attraverso la sola dieta è impossibile, in quanto anche una dieta corretta non può far evitare i conflitti. In Natura, un animale forte e in salute soffre meno di cancro rispetto ad uno fiacco e anziano. Ma questo non significa che la vecchiaia sia cancerogena."

Anzitutto suddividiamo le due fasi del Processo Sensato Biologico e Speciale (SBS):
  • fase attiva o simpaticotonica - prevalenza del sistema ortosimpatico
  • fase riparativa o vagotonica - prevalenza del sistema parasimpatico

Una dieta sana è essenziale per il nostro benessere purché vengano rispettate queste due fasi. Mangiare cibi corretti e sani è particolarmente importante, quando siamo in un "programma biologico".
Durante il conflitto attivo, il sistema digestivo opera in modalità minima, quindi l'appetito è generalmente scarso (Il Dr. Hamer dice: "un cervo non può recuperare il territorio perso con la pancia piena!"). Durante questa fase di stress, l'integrazione alimentare può essere di grande valore in quanto migliora l'energia e la forza necessaria per sopportare il disagio e per risolvere il conflitto. Saranno preferibili alimenti a facile digeribilità come i cereali non integrali, le carni a basso contenuto di grassi, il riso, il miele, ovvero tutti quegli alimenti che non alzino il tono del simpatico, ma che forniscano energie presto disponibili, utili a poter risolvere il conflitto e a ripristinare le energie impiegate a questo fine.
All'inizio della fase di guarigione, l'appetito ritorna. Il sistema ortosimpatico cessa la sua funzione per lasciar campo a quella parasimpatica, dove vi è una forte ripresa dell'attività e delle funzioni digestive. Il cibo diventa una vera medicina. Quando un organo o tessuto è in fase di riparazione, l'organismo ha bisogno di molti nutrienti che possano supportare il processo di guarigione. L'energia che otteniamo attraverso una dieta sana offre una guarigione molto più facile. Sono indicati cibi proteici, a base di proteine animali e vegetali, sono consigliati anche i cibi modicamente grassi, dato che in questa fase la bile viene secreta in modo consistente dal fegato e si rende disponibile una quota energetica importante.

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Quando riconosciamo pienamente che è la psiche il posto in cui le malattie cominciano e finiscono e le funzioni cerebrali come il centro di controllo biologico di tutti i processi del corpo, tra cui i cambiamenti "patogeni", allora si inizia anche ad imparare a capire che la nostra dieta o gli integratori nutrizionali non possono di per sé impedire una malattia, per non parlare di curarla. Tuttavia, una dieta sana, idealmente da fonti biologiche, certamente accelera il processo di guarigione, come per esempio un cancro, che è già una guarigione.
Mangiare quantità significative di alimenti ricchi di proteine è della massima importanza durante la guarigione di tumori controllati dal tronco cerebrale, come il cancro del polmone, il cancro del fegato, il cancro del colon, il cancro del pancreas, il cancro al seno o ghiandolare. Quando i batteri sono intenti nel processo di decomposizione di un cancro, il corpo elimina, insieme con i resti del tumore, una elevata quantità di proteine.
Ripristinando le proteine perse con alimenti ricchi di proteine può salvare la vita.
"La dieta a base di succhi di verdure e frutta" o "la dieta dei cibi crudi" seguita durante tale periodo potrebbe causare gravi complicazioni. Lo stesso vale per il digiuno.

Secondariamente si possono usare gli alimenti per due scopi principali:
  • moderare gli effetti della simpaticotonia o della vagotonia
  • fornire energie e nutrienti adeguati in base al fabbisogno

Avere familiarità con il modello a due fasi di ogni "malattia", porterà una nuova luce su qualità del cibo, erbe o integratori alimentari.
Ad esempio, la vitamina C ha una qualità "simpaticotonica" e come tale agisce come stimolante. Questo spiega perché la vitamina C "funziona" con un raffreddore o perché aiuta ad alleviare il dolore (un sintomo di guarigione vagotonico), somministrato per via endovenosa. Preso in quantità eccessive durante il conflitto in fase attiva, la vitamina C può aumentare i sintomi, tra cui la crescita dei tumori controllati dal tronco cerebrale. Nella fase di guarigione, invece, la vitamina C riduce i sintomi di guarigione, ma ne prolunga il periodo. Questo potrebbe essere una buona misura per alleviare gravi sintomi di guarigione.
Il Caffè, come la vitamina C, è uno stimolante. Questo è il motivo per cui bere il caffè allevia il mal di testa (un sintomo vagotonico). Tuttavia, troppo caffè durante il conflitto in fase attiva amplifica anche i sintomi relativi, come la ritenzione idrica, l'aumento di peso correlato (causato da "conflitti di abbandono o esistenziali").
Questo vale anche per bevande analcoliche, bevande "energetiche" e altri liquidi stimolanti.
Innegabilmente, la NMG offre interessanti nuovi spunti per nutrizionisti ed erboristi. Invito il lettore a consultare questa pagina.

2.3 La Medicina Ayurvedica

La medicina ayurvedica, chiamata anche Ayurveda, ha avuto origine in India diverse migliaia di anni fa. Il termine "Ayurveda" combina il termine sanscrito "ayur" (vita) e "veda" (scienza o conoscenza). Quindi, Ayurveda significa "la scienza della vita".
Come con altri sistemi simili, è basata sulle teorie della salute e della malattia e sui modi per prevenire, gestire o trattare i problemi di salute. La medicina ayurvedica mira a integrare ed equilibrare il corpo, la mente e lo spirito. La medicina ayurvedica tratta anche problemi di salute fisica e mentale specifici. Uno degli obiettivi principali delle pratiche ayurvediche è quello di purificare il corpo dalle sostanze che possono causare malattie, aiutando così a ristabilire armonia ed equilibrio.
È uno dei più antichi sistemi medici del mondo. Molte pratiche ayurvediche sono antecedenti ai documenti scritti e sono state tramandate con il passaparola. Due libri antichi, scritti in sanscrito più di 2000 anni fa, sono considerati i testi principali sulla medicina ayurvedica: Caraka Samhita e Sushruta Samhita. I testi descrivono otto rami della medicina ayurvedica:

  • Medicina Interna
  • Chirurgia
  • Trattamento della malattia della testa e del collo
  • Ginecologia, ostetricia e pediatria
  • Tossicologia
  • Psichiatria
  • Assistenza agli anziani e ringiovanimento
  • Vitalità sessuale

La medicina ayurvedica continua ad essere praticata in India, dove quasi l'80% della popolazione la utilizza esclusivamente o in combinazione con la medicina convenzionale. È praticata anche in Bangladesh, Sri Lanka, Nepal e Pakistan. La maggior parte delle principali città dell'India ha un college e un ospedale ayurvedico. Il governo indiano ha iniziato la ricerca sistematica sulle pratiche ayurvediche nel 1969 e il lavoro continua.

Concetti di base La medicina ayurvedica ha diversi fondamenti chiave che riguardano la salute e la malattia. Questi concetti hanno a che fare con l'interconnessione universale, la costituzione del corpo (prakriti) e le forze vitali (dosha).
Interconnessione Le idee sulle relazioni tra le persone, la loro salute e l'universo costituiscono la base del modo in cui i professionisti ayurvedici pensano ai problemi che influiscono sulla salute. La medicina ayurvedica sostiene che:
  • Tutte le cose nell'universo (sia viventi che non viventi) sono unite insieme.
  • Ogni essere umano contiene elementi che possono essere trovati nell'universo.
  • La salute sarà buona se la mente e il corpo sono in armonia e l'interazione con l'universo è naturale e salutare.
  • La malattia sorge quando una persona non è in armonia con l'universo. Le interruzioni possono essere fisiche, emotive, spirituali o una combinazione di queste.
Costituzione (prakriti)
La medicina ayurvedica ha anche credenze specifiche sulla costituzione del corpo. La costituzione si riferisce alla salute generale di una persona, alla probabilità di perdere l'equilibrio e alla capacità di resistere e riprendersi da malattie o altri problemi di salute. La costituzione è chiamata prakriti. La prakriti è la combinazione unica in una persona di caratteristiche fisiche e psicologiche e il modo in cui il corpo funziona per mantenere la salute. È influenzato da fattori come la digestione e il modo in cui il corpo tratta i prodotti di scarto. Si ritiene che la prakriti rimanga invariata nel corso della vita di una persona.
Forze vitali (dosha)
Caratteristiche importanti della prakriti sono le tre forze vitali o energie chiamate dosha, che controllano le attività del corpo. Si ritiene che le possibilità di una persona di sviluppare determinati tipi di malattie siano correlate al modo in cui i dosha sono bilanciati, allo stato del corpo fisico e a fattori mentali o di stile di vita.
La medicina ayurvedica sostiene le seguenti convinzioni sui tre dosha:
  • Ogni dosha è composto da due dei cinque elementi di base: etere (le regioni superiori dello spazio), aria, fuoco, acqua e terra
  • Ogni dosha ha una relazione particolare con le funzioni corporee e può essere turbato per diversi motivi
  • Ogni persona ha una combinazione unica dei tre dosha, sebbene un dosha sia solitamente prominente. I dosha vengono costantemente formati e riformati dal cibo, dall'attività e dai processi corporei
  • Ogni dosha ha le sue caratteristiche fisiche e psicologiche
  • Uno squilibrio di un dosha produrrà sintomi che sono unici per quel dosha. Gli squilibri possono essere causati dall'età, dallo stile di vita malsano o dalla dieta di una persona; sforzo mentale e fisico eccessivo o insufficiente; le stagioni; o protezione inadeguata da agenti atmosferici, prodotti chimici, o germi
I dosha sono conosciuti con i loro nomi sanscriti originali: vata, pitta e kapha.
  • Il vata dosha combina gli elementi etere e aria. È considerato il dosha più potente perché controlla i processi corporei di base come le divisioni cellulari, cuore, respiro, scarico dei rifiuti e mente. Vata può essere aggravato, ad esempio, dalla paura, dal dolore, dal rimanere alzati fino a tarda notte, mangiare frutta secca o mangiare prima che il pasto precedente venga digerito. Si ritiene che le persone con vata come dosha principale siano particolarmente sensibili alla pelle e alle condizioni neurologiche, all'artrite reumatoide, alle malattie cardiache, all'ansia e all'insonnia.
  • Il dosha pitta rappresenta gli elementi fuoco e acqua. Pitta controlla gli ormoni e il sistema digerente. Una persona con uno squilibrio di pitta può provare emozioni negative come la rabbia e può avere sintomi fisici come il bruciore di stomaco entro 2 o 3 ore dal pasto. Pitta è turbata, ad esempio, dal mangiare cibi piccanti o acidi, dalla fatica o dal passare troppo tempo al sole.
    Si ritiene che le persone con una costituzione prevalentemente pitta siano suscettibili all'ipertensione, alle malattie cardiache, alle malattie infettive e alle condizioni digestive come il morbo di Crohn.
  • Il kapha dosha combina gli elementi acqua e terra. Kapha aiuta a mantenere la forza e l'immunità e a controllare la crescita. Uno squilibrio del kapha dosha può causare nausea subito dopo aver mangiato. Kapha è aggravato, ad esempio, dall'avidità, dal sonno durante il giorno, dal mangiare troppi cibi dolci, dal mangiare dopo che uno è sazio e dal mangiare e bere cibi e bevande con troppo sale e acqua (specialmente in primavera). Si ritiene che quelli con un kapha dosha predominante siano vulnerabili al diabete, al cancro, all'obesità e malattie respiratorie come l'asma.
Ayurveda - Vita, Salute e Longevità
Manuale introduttivo alla medicina e all'alimentazione ayurvedica
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Pratiche di trattamento
Gli obiettivi del trattamento ayurvedico includono l'eliminazione delle impurità, la riduzione dei sintomi, l'aumento della resistenza alle malattie, la riduzione delle preoccupazioni e l'aumento dell'armonia nella vita del paziente. Il professionista utilizza una varietà di metodi per raggiungere questi obiettivi:
  • Eliminare le impurità. Un processo chiamato panchakarma ha lo scopo di purificare il corpo eliminando ama. Ama è descritto come un alimento non digerito che si attacca ai tessuti, interferisce con il normale funzionamento del corpo e porta alla malattia. Il panchakarma si concentra sull'eliminazione dell'ama attraverso il tratto digerente e il sistema respiratorio. Possono essere utilizzati clisteri, massaggi, oli medicinali somministrati in uno spray nasale e altri metodi.
  • Ridurre i sintomi. Il professionista può suggerire varie opzioni, inclusi esercizi fisici, stretching, esercizi di respirazione, meditazione, massaggi, sdraiarsi al sole e cambiare la dieta. Il paziente può prendere alcune erbe, spesso con il miele, per prepararle alla più facile digestione. A volte le diete sono limitate a determinati alimenti. Possono essere somministrate anche quantità molto piccole di preparati metallici e minerali, come l'oro o il ferro.
  • Aumentare la resistenza alle malattie. Il professionista può combinare diverse erbe, proteine, minerali e vitamine nei tonici per migliorare la digestione e aumentare l'appetito e l'immunità. Questi tonici si basano su formule di testi antichi.
  • Ridurre la preoccupazione e aumentare l'armonia. La medicina ayurvedica enfatizza il nutrimento mentale e la guarigione spirituale. I professionisti possono raccomandare di evitare situazioni che causano preoccupazione e di utilizzare tecniche che promuovono il rilascio di emozioni negative.

Uso delle piante
I trattamenti ayurvedici si basano molto su erbe e altre piante, inclusi oli e spezie comuni. Attualmente, più di 600 formule erboristiche e 250 farmaci vegetali singoli sono inclusi nella “farmacia” dei trattamenti ayurvedici. Storicamente, la medicina ayurvedica ha raggruppato i composti vegetali in categorie in base ai loro effetti (ad esempio, guarigione, promozione della vitalità o alleviare il dolore)

2.4 Medicina Tradizionale Cinese

Con i suoi 3000 anni di storia, tratta il corpo umano sulla base della comprensione olistica dell'universo, come descritto nel Taoismo. La medicina tradizionale cinese ha lo stesso approccio filosofico alla guarigione della NMG, guardando alla persona come un tutto inscindibile, valutando le risposte corporee della persona attraverso l'analisi dei sintomi, confrontando poi l'individuo con le sue esperienze particolari. La diagnosi clinica e il trattamento nella medicina tradizionale cinese si basano prevalentemente su YIN-YANG e Cinque Elementi, le cui teorie si applicano ai fenomeni ed alle leggi della natura, per lo studio delle attività fisiologiche e dei cambiamenti patologici del corpo umano e delle interrelazioni tra le sue varie componenti.

Le pratiche terapeutiche disponibili sono le seguenti:
Agopuntura

L'Agopuntura è la metodica terapeutica più famosa della Medicina Cinese, quella che è approdata per prima in Occidente e quella che é ancora avvolta dal mistero.
L'infissione degli aghi, che non superano generalmente il numero di 10 o 12 per seduta, è eseguita con tecniche e tempi diversificati a seconda del tipo di reazione che si vuole ottenere, a seconda della zona corporea dove deve avvenire la pratica, a seconda delle condizioni del paziente e degli eventi fisiologici che attraversa il medesimo in quel preciso lasso di tempo (con riferimento particolare alle donne in fase mestruale o di gestazione).

Riguardo al tipo di effetto da ottenere va detto che gli aghi possono ottenere tre effetti principali:
  • tonificazione energetica
  • dispersione energetica
  • armonizzazione energetica

La tonificazione energetica fa riferimento al trattamento di patologie che riconoscano un deficit nel quantitativo energetico. Si applica nelle malattie da deficit di QI (energia), di Sangue, di Liquidi, di YIN o di YANG. In genere gli aghi vengono infissi in profondità, con movimento rotatorio lento e vengono tenuti in sede per pochi minuti.
La dispersione energetica viene impiegata per il trattamento di patologie contrassegnate da stasi e accumulo energetico. In altre parole è necessario fare in modo che il surplus energetico venga sbloccato e rimesso in circolo.
In genere gli aghi vengono infissi in superficie, con movimento rotatorio rapido e protratto e il loro periodo di trattenimento è almeno di circa 20 minuti.
Se nella tonificazione il movimento rotatorio è in senso orario, nella pratica disperdente dovrebbe essere in senso contrario.

Il Massaggio Cinese TUI NA

Tra le pratiche esterne sviluppate, praticate lungamente e offerte dalla MTC, figura il Massaggio detto TUI NA, dall'abbinamento fonetico degli ideogrammi che identificano le due manipolazioni principalmente impiegate, che sono Tui Fa o Spinta e Na Fa o Presa.
Il Massaggio Cinese è una delle pratiche più diffuse in Cina, date la sua potenza, la larghissima diffusione nel tessuto popolare cinese e le numerosissime indicazioni che permettono di curare numerosissime persone senza ricorrere agli aghi od ai rimedi farmacologici.
Tuttavia, in Occidente, solo da qualche anno questa pratica terapeutica ha conosciuto la giusta enfatizzazione probabilmente perché è sentita, nella popolazione occidentale, la necessità di essere curati con sistemi non invasivi che si occupino dell'intera persona, anche laddove le mani sembrano non andare (psiche, sentimenti).
Il Massaggio Cinese si compone di una quarantina di manipolazioni (in alcuni periodi della sua storia, il numero delle manipolazioni era divenuto esageratamente alto) e, di queste, 8 sono le fondamentali.
Il Massaggio Cinese è indicato nel trattamento di tutte le patologie con eccezione per quelle oncologiche, dermatologiche e infettive e vi sono restrizioni, nella pratica del medesimo relative a donne gravide, pazienti psicotici, schizofrenici, molto deboli e non collaboranti.
Può essere praticato già in epoca pediatrica (dai tre mesi in avanti) per allargarsi ad età avanzate (75-80enni).
Le indicazioni principali sono relative al trattamento di tutte le patologie muscolo-scheletrico-articolari, di molte patologie ascrivibili allo stress emotivo (cefalee, insonnia, ansia, depressione, sindrome premestruale, sindrome menopausale, somatizzazioni di vario genere), di alcune patologie gastroenteriche (diarree, stipsi, prolassi viscerali, dispepsie, gastralgie), e di altre manifestazioni patologiche di natura soggettiva.
Questa notevole duttilità viene ad essere maggiorata quando il Massaggio viene praticato in associazione con l'Agopuntura, con la Moxibustione, con la Dietetica, con la Farmacologia e con le Ginnastiche mediche.

Dizionario di Medicina Tradizionale Cinese
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Dietetica Cinese

Già 3000 anni fa la coscienza che alimenti e prodotti di derivazione naturale, avessero poteri terapeutici e preventivi, era piena nella popolazione cinese. Innanzitutto gli alimenti posseggono energia che viene trasferita all'uomo al momento in cui questi li assume. Ma la loro energia non é casuale ne generica, ma é specifica di ogni singolo alimento e, questa diversità, si evidenzia nel Potere Vitale (o Jing), nel Sapore, nella Natura, nella Tendenza, nell'odore, nel colore.
Ogni alimento ha, quindi, un suo preciso Potere vitale, un suo specifico Sapore, una sua precisa Natura, una sua specifica Tendenza, una sua precisa direzionalità, un suo Odore ed un suo Colore, tutti fattori che interagiscono con l'energia individuale, modificandola.
Le modificazioni che intervengono a seguito delle interazioni tra corpo ed alimento, sono le più varie anche in relazione all'età individuale, al periodo stagionale, ad alcuni eventi fisiologici e patologici della vita dell'individuo, ai sistemi di coltivazione adottati, alle condizioni ambientali nelle quali l'alimento si é venuto a trovare, ecc.
I cibi, per il fatto di essere assunti ogni giorno per tutto l'arco dell'esistenza, possono fare le due cose :
1. concorrere a mantenere l'equilibrio e la salute della persona che li assume
2. concorrere a togliere l'equilibrio e la salute della persona che li assume.
E' dietologicamente equilibrata e portata a vivere a lungo, quella persona che fa entrare in sintonia il suo corpo con gli alimenti, mentre é dietologicamente minacciato quell'individuo che é in disaccordo con gli alimenti che mangia.

La prima caratteristica è il Potere Vitale o Jing che é quella potenzialità energetica che fa in modo che l'alimento entri a far parte dell'individuo che lo ha assunto e infonda in esso l'energia vitale che gli deriva dalla terra, dall'acqua, dal sole. I germogli sono alimenti estremamente vitali, così come la buccia dei frutti, le cortecce, e tutti quegli alimenti che hanno legami con il concetto di crescita, di vigore, di evoluzione. Purtroppo il Jing é assai debole e poco resistente al tempo per cui se l'alimento viene colto e consumato subito, ha un Jing più forte di quello che avrebbe un alimento che viene lavorato e conservato.
Anche i sistemi di cottura sono deleteri per il Jing.
La seconda caratteristica è il Sapore che, oltre a riferirsi a quella sensazione gustativa innescata dall'assunzione dell'alimento, si riferisce ad una carica energetica specifica che modifica l'energia, le funzioni e le strutture dell'individuo. I Sapori sono 5 principali e due accessori e sono innanzitutto divisi in Sapori YANG e Sapori YIN. I primi hanno la capacità di indurre l'energia a velocizzarsi, ad esteriorizzarsi ed a salire verso l'alto mentre quelli YIN hanno la capacità di indurre movimenti opposti (rallentamento, interiorizzazione, abbassamento). I Sapori YANG sono:

  • Il Sapore Piccante induce la sudorazione e l'accelerazione energetica, umidifica e sblocca le stasi, agendo principalmente sul Polmone e sul Fegato. Se assunto in quantità eccessiva, disperde il QI e lede Polmone e Milza.
  • Il Sapore Dolce é nutriente, pacificante, umidificante e tonificante ed agisce principalmente su Milza e Fegato.Assunto in quantità eccessiva può causare la deposizione dei catarri.
  • Il Sapore Insipido é diuretico
I Sapori YIN sono:
  • Il Sapore Salato é ammorbidente, lassativo, umettante, ammorbidisce gli indurimenti e seda lo Shen. Agisce principalmente sul Rene e Cuore. Assunto in quantità eccessiva, può determinare danni ai vasi sanguigni ed a ledere le ossa
  • Il Sapore Amaro é disseccante, indurente, purgativo e agisce principalmente sul Cuore. Assunto in quantità eccessiva, causa dispersione del QI, lesione della Milza e del Rene
  • Il Sapore Acido contrae, astringe, limita le perdite ed é antisudorifero. Agisce sul Fegato e sul Polmone. Assunto eccessivamente lede la Milza e la Vescica
  • Il Sapore Acre ferma le perdite e la diarrea
La terza caratteristica degli alimenti è la Natura che è la capacità di un alimento di agire sul dinamismo energetico dell'individuo o, detta all'occidentale, sul metabolismo organico. Sono 5, anch'esse divise in YANG, quindi con capacità ipertoniche ed acceleranti, e YIN con caratteristiche opposte.
  • Le Nature Calda e Tiepida sono YANG, inducono riscaldamento, combattono la presenza del Freddo, aumentano il metabolismo, disseccano i liquidi, riscaldano l'interno, sostengono lo YANG e sbloccano il circolo energetico e del Sangue. D'altra parte fanno peggiorare le condizioni di Calore, di disidratazione del corpo, di deficit dello YIN, di sanguinamento.
  • La Natura Fredda e Fresca sono YIN, purificano il Calore, rallentano il metabolismo, eliminano le tossine, favoriscono la diuresi e rinfrescano il Sangue. D'altra parte fanno peggiorare le condizioni di malattia da Freddo interno, di deficit di YANG, di stasi di Umidità, di stasi di Sangue e di ipometabolismo
  • La Natura Neutra è armonizzante, inerte e tonificante

La quarta caratteristica degli alimenti è la Tendenza, che si riferisce alla capacità di indurre le proprie caratteristiche energetiche a dirigersi nelle quattro direzioni, alto, basso, esterno o interno.
Un alimento che induca l'innalzamento, fa in modo che le sue caratteristiche raggiungano le parti superiori del corpo (testa, volto, torace, spalle, arti superiori), mentre un alimento che le fa abbassare, induce queste a raggiungere, lombi, arti inferiori, addome e pelvi.
Alimenti esteriorizzanti fanno si che le proprie caratteristiche si dirigano alla cute, mentre alimenti interiorizzanti, fanno si che raggiungano l'interno.

La quinta caratteristica è il Tropismo per i Canali Energetici, che si riferisce alla capacità di un alimento di fare in modo che le sue caratteristiche energetiche si dirigano verso un Meridiano energetico particolare o più Meridiani.
Questa caratteristica fa si che gli alimenti possano essere scelti in funzione di ottenere effetti energetici mirati a precisi distretti e funzioni. Le caratteristiche di Colore e Odore sono di importanza marginale e scarsamente approfondite anche nella letteratura moderna.

Gli alimenti possono essere consumati cotti o crudi e questa possibilità non va trascurata. Gli alimenti crudi posseggono le massime potenzialità relative al Jing, tuttavia alcuni alimenti non possono essere assunti crudi, come la carne, il pesce od alcuni vegetali troppo duri.
La cottura è una metodica di trattamento degli alimenti che può indurre in essi delle modificazioni energetiche anche molto rilevanti. Infatti l'influenza del fuoco sull'alimento non é impercettibile.
Gli alimenti possono subire trattamenti:
  • con l'uso del fuoco (arrostitura)
  • con l'uso del fuoco e dell'acqua (alimento lessato)
  • con l'uso del vapore
  • con l'uso di fuoco e olio (frittura)
La Moxibustione

La Moxibustione è una pratica molto antica che consiste nel bruciare dell'Artemisia sotto forma di coni, sigari o frammenti in prossimità o sopra dei punti di Agopuntura scelti a seconda delle necessità.
L'Artemisia è un vegetale che ridotto in modo da somigliare ad una lana, ha la capacità di ardere senza produrre la fiamma, ma di sviluppare un intenso calore bruciando con lentezza.
La Moxa, termine inglese derivato dal giapponese Moe Kusa, ha le seguenti funzioni:

  • Velocizzare la corrente del QI nei meridiani, riscaldandoli;
  • Disperdere il Freddo/Umidità;
  • Armonizzare il rapporto QI/sangue;
  • Tonificare lo YANG;
  • Opporsi ed espellere le energie cosmopatogene mantenendo la salute.

Si evince che in caso di attacco del Vento/Freddo la Moxa riscalderà i meridiani e ne farà circolare l'energia ivi residente.
Qualora vi sia un deficit di YANG la Moxa migliorerà tutto il quadro che deriva.
L'applicazione della Moxa può avvenire nei seguenti modi:

  • Direttamente sulla cute determinando una cauterizzazione della cute stessa. È una metodica in disuso per l'elevato stimolo doloroso e per la produzione di pericolose flittene che corrono il rischio di infettarsi. Viene comunque utilizzata nei casi gravi in cui lo YANG stia soccombendo;
  • Indirettamente ovvero con la frapposizione tra cono di Moxa e cute, di uno strato di varie sostanze come Aglio, Zenzero fresco, Sale o Aconito. È una metodica che viene utilizzata nei pazienti shoccati e con lo YANG sfuggente;
  • A distanza ovvero può essere utilizzata senza appoggiare il cono la cute o sopra una sostanza ma, avvicinando una estremità accesa del sigaro di Artemisia in modo che per irraggiamento, il calore giunga alla pelle senza lesionarla.
La Coppettazione

Introdotta verso il 2° secolo dopo Cristo, la Coppettazione è una metodica molto utilizzata per la sua potente azione disperdente e mobilizzante che si addice molto alle algie da Freddo/Umidità o da Calore/Umidità e da traumi.
La coppetta è costituita da un vasetto di vetro o ceramica o bambù del diametro di 5 cm. circa che viene applicata sulla cute in precisi punti o aree per ottenere l'effetto terapeutico.
L'applicazione può avvenire in due modi principali:
- accendendo un fiammifero introducendolo all'interno della coppetta in modo che l'aria presente all'interno di essa fuoriesca creando il vuoto. Il fiammifero rimarrà all'interno della coppetta per almeno un secondo intero e, dopo aver fatto ciò, con rapido movimento la si applica sul punto prescelto. Se si tardasse troppo tempo, il vuoto all'interno della coppetta svanirebbe e non aderirebbe alla cute. Il principio per il quale la coppetta aderisce alla cute, infatti, é il vuoto al suo interno (fig. 1).
- inserendo all'interno della coppetta un piccolo batuffolo di cotone intriso d'alcol etilico al quale viene dato fuoco. Il calore generato dal fuoco spingerà l'aria ad uscire creando il vuoto. Trascorso un secondo circa dopo l'accensione del batuffolo, la coppetta deve essere applicata. Il fuoco al suo interno si spegnerà all'istante per via del vuoto che soffoca la fiamma. Se si tardasse troppo la coppetta si riscalderebbe eccessivamente arrecando danno alla cute del paziente.
Qualsiasi sia stata la metodica utilizzata, la coppetta deve essere applicata perpendicolarmente alla cute per evitare di perdere il vuoto.

Una volta applicata, la coppetta può essere:
  • Fissa sulla zona scelta;
  • Mobile ovvero che possa scorrere sulla cute in aree abbastanza estese.
Ginnastiche mediche

Le Ginnastiche mediche cinesi sono rappresentate dal Qi Gong che è il miglior sistema di mantenimento della salute e prevenzione delle malattie. Sono, per questo, praticate da milioni di cinesi ogni giorno e da molti milioni di persone in tutto il mondo.
Quello che distingue le Ginnastiche mediche cinesi dalle altre, è il fatto che le prime devono essere praticate osservando ritmi e frequenze respiratorie ben precisi. In più vi deve essere un consensuale sincronismo mentale.
In sintesi il Qi Gong agisce sull'intero organismo attraverso un intenso lavoro sul quantitativo, sulla distribuzione e sul circolo dell'energia. In effetti Qi Gong significa "lavoro del QI" e questo significa che quando il QI lavora opportunamente, vi è la salute od il suo ripristino.
La pratica del Qi Gong è semplice quando si sia raggiunta una certa esperienza, ma lo è un po' meno agli inizi della pratica. Infatti il Qi Gong prevede che si raggiungano posizioni corporee precise, che si sgombri simultaneamente la mente e che si abbia pieno e simultaneo controllo della respirazione.

In genere le posizioni che il praticante del Qi Gong deve raggiungere sono:
  • Posizione seduta, all'interno della quale vi è quella seduta su sgabello e quella seduta a gambe incrociate. La persona si sieda sullo sgabello e che il tronco sia perpendicolare alle cosce. Queste devono essere divaricate in modo che le ginocchia siano corrispondenti alle due spalle. Le mani sono posizionate sulle ginocchia, gli occhi e la bocca socchiusi, mente sgombra e respiro calmo e ritmato.
  • Posizione eretta, la persona è in posizione eretta con i piedi posti sulla verticale passante per le spalle, leggermente rivolti verso la linea mediana. Le ginocchia sono leggermente flesse e le braccia sollevate in modo che le mani siano a livello delle spalle ad una distanza, tra loro, di circa 30 cm. Occhi e bocca socchiusi
  • Posizione supina, il corpo è disteso sul letto con il busto leggermente sollevato con le braccia distese lungo i fianchi. La posizione laterale prevede che il praticante sia disteso sul fianco destro, con la gamba sinistra flessa su quella destra, che la mano destra sia posizionata sotto l'orecchio destro e che il braccio sinistro sia collocato lungo il fianco.
  • Posizione laterale
  • Marcia
Quiete mentale
Il presupposto inalienabile che determina la riuscita degli esercizi di Qi Gong, è la purezza mentale, l'assenza di tribolazioni affettive e mentali. Questo corrisponde alla quiete, alla assenza di pensieri e alla concentrazione del proprio potere mentale su una area corporea corrispondente al basso ventre e che in cinese si chiama Dan Tian. Questa area si trova a circa 4 cm. sotto l'ombelico e la capacità di percepirne l'esistenza e la collocazione, richiede inizialmente, un certo sforzo.
Quando si raggiunge la quiete mentale, si raggiunge una certa condizione di sonnolenza e torpore, miscela di sensazioni che può essere conseguita pensando intensamente all'area del Dan Tian o dell'ombellico, o concentrandosi sul ritmo respiratorio addominale, senza controllarlo, o contando gli atti respiratori fino a che non sia più possibile farlo, o ascoltando il rumore determinato dai respiri fino a che non sia più possibile farlo.

Il respiro Secondo la tradizione medica cinese il respiro addominale è altrettanto vitale di quello toracico e nella pratica del Qi Gong è assai importante che la respirazione addominale venga raggiunta naturalmente. Questo tipo di respirazione è calma, ritmata e profonda e permette una maggiore ossigenazione, un migliore scambio gassoso ed un massaggio gentile degli organi endoaddominali.
L'insieme di questi avvenimenti, favorisce il ripristino della salute ed il suo mantenimento.
Il respiro dovrebbe essere naturale senza, cioè, esser controllato e dovrebbe essere accordato, ovvero che il rigonfiamento dell'addome dovrebbe corrispondere all'inspirazione e che il suo appiattimento dovrebbe coincidere con l'espirazione.

Il Qi Gong, qualora correttamente e lungamente applicato, determina una sincronizzazione dei potenziali elettrici cerebrali soprattutto al riguardo dei lobi frontali, di quelli parietali e del bulbo midollare. Questa sincronizzazione determina diversi riflessi benefici sulla attività cardiaca e su tutta la fisiologia organica riducendo di molto le attività organiche e la produzione di sostanze di rifiuto. La pacificazione delle facoltà superiori e di ideazione, favoriscono l'allontanamento dei fattori stressanti.
L'attività respiratoria controllata determina un maggiore utilizzo dell'ossigeno ed un maggiore scambio gassoso con la eliminazione dei prodotti di scarto come la CO2. A lungo termine il fabbisogno respiratorio e la frequenza respirattoria diminuiscono e l'utilizzazione gassosa migliora favorendo anche la eliminazione e la scarsa produzione di agenti ossidanti.
Va poi aggiunto che la respirazione addominale, con l'azionamento del diaframma, causa un massaggio viscerale che favorisce il circolo ematico a livello splancnico, una maggiore peristalsi ed una migliore eliminazione delle scorie intestinali. Non é poi da tralasciare che l'assorbimento intestinale dei nutrienti, viene incentivata.

2.5 Reiki

Reiki fu sviluppato da Mikao Usui in Giappone nei primi del 1900. Il reiki è un sistema di risveglio spirituale che permette di guarire se' stessi e gli altri. Quando si da reiki, sia il donatore che il ricevente ne traggono entrambe beneficio. "Rei" significa universale e "ki" significa energia, forza vitale, spirito. Dopo aver ottenuto l’attivazione si diventa comunicanti con la fonte. L’energia entra nel praticante attraverso la testa e dai palmi delle mani passa al ricevente. Se ci si sente stanchi dopo aver donato reiki è perché si è donata la propria energia (pranoterapia) e non quella canalizzata. Succede quando non si è fatto il radicamento nel modo corretto. Tutti possono diventare operatori reiki se sentono la chiamata.
Il reiki lavora sui livelli fisico,spirituale ed emozionale. Equilibra le energie, riduce lo stress, coadiuvante contro i dolori, accelera le cicatrizzazioni, guarisce il corpo è complementare alle cure mediche, minimizza gli effetti collaterali dei farmaci... va a lavorare sui chakra. Con il primo livello si ottiene il primo simbolo CHO KU REI e il praticante può già dare reiki su, piante, animali, bambini, persone. Il reiki non ha effetti collaterali. Solitamente si deve avere il permesso per praticare reiki sugli altri. Si può toccare la persona oppure tenere le mani ad una certa distanza. Può accadere che durante una seduta si attivino poteri psichici e si possano ricevere messaggi o visioni. Chi è attivato al reiki lo è per sempre. Usui era solito trattare solo la testa dei riceventi perché reiki è energia intelligente e va dove deve andare. Poi col secondo livello si ottengono altri due simboli.
SEI HE KI è il simbolo che va a lavorare sul mentale/ emotivo e HON SHA ZE SHO NEN che è il simbolo che lavora a distanza, cioè, possiamo inviare reiki in qualsiasi parte del mondo. Si possono ricevere anche altri simboli in meditazione come è capitato a me. Ed infine c’è il master reiki che viene attivato al master e a sua volta potrà attivare altri praticanti.
Katia

La Reiki terapia si concentra direttamente sugli schemi di energia: l'aria, il respiro, il vento, il soffio vitale, l'essenza vitale - l'energia di attivazione dell'universo. Si invita alla visita del sito Yellow Tang Healing per saperne di più su come inserire questa pratica di guarigione nella vita della persona.

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2.6 Omeopatia

Tratto da un documento della Universidad Maimonides argentina e curato dal Dr. José E. Eizayaga del Departamento de Homeopatía della Facultad de Ciencias de la Salud

L'omeopatia è una branca delle scienze mediche. Ha un orientamento essenzialmente terapeutico e si basa sul cosiddetto principio di somiglianza. Quest'ultimo sostiene che quando una sostanza è in grado di produrre determinati sintomi in un individuo sano, è anche in grado di curare quegli stessi sintomi in un paziente quando somministrata a piccole dosi. I suoi principi fondamentali furono stabiliti per la prima volta dal medico e ricercatore sassone Christian Friedrich Samuel Hahnemann (Meissen 1755 - Parigi 1843) alla fine del XVIII secolo, dopo 16 anni di attenta osservazione e sperimentazione. La sua prima pubblicazione, considerata la pietra angolare dell'omeopatia, risale al 1796.

I medicinali omeopatici provengono da estratti vegetali come Belladonna, Pulsatilla o Arnica; sostanze minerali come fosforo, zolfo o sale marino; sostanze di origine animale come api o cantaridi e, molto meno frequentemente, di alcune sostanze chimiche di sintesi. In omeopatia viene utilizzato anche un numero importante di medicinali chiamati bio-terapeutici, ottenuti da colture microbiche o altre sostanze di origine biologica. La forma di preparazione dei medicinali omeopatici è stabilita in varie farmacopee. Si tratta di moduli ufficiali che regolano come devono essere prodotti tutti i farmaci che ogni paese autorizza per l'uso in medicina. Esempi di queste farmacopee omeopatiche sono la Farmacopea omeopatica degli Stati Uniti (HPUS), la Pharmacopée Française, la sezione corrispondente della Farmacopea europea e la Farmacopea omeopatica brasiliana.

Oltre al principio di somiglianza, un'altra scoperta del metodo omeopatico consiste nel fatto che, sebbene le sostanze medicinali utilizzate possano essere originariamente tossiche, quando vengono somministrate in dosi infinitamente piccole perdono la loro potenziale tossicità, preservando paradossalmente il potere farmacologico e l'attività biologica.
I medicinali omeopatici vengono realizzati secondo una particolare procedura di successive fasi di diluizione e agitazione che porta la concentrazione della sostanza iniziale a livelli non dosabili con i metodi convenzionali. Per questo vengono chiamate anche ultra diluizioni, oggi affascinante campo di ricerca. Contrariamente a quanto si credeva fino a poco tempo fa, oggi esistono prove sperimentali che le sostanze originarie con cui vengono preparati i medicinali omeopatici non scompaiono completamente dai medicinali finiti, questo fatto potrebbe svolgere un ruolo nello spiegare il loro meccanismo d'azione.
A causa del fatto che l'omeopatia usa medicinali molto diluiti, mancano di tossicità sugli esseri viventi. Ciò consente un uso sicuro a tutte le età, dalla nascita e durante la gravidanza.
Quando si inizia il trattamento omeopatico, i sintomi del paziente possono temporaneamente intensificarsi. Questo fenomeno, chiamato erroneamente aggravamento omeopatico, si verifica generalmente entro i primi 10-15 giorni di trattamento per una condizione cronica. Di solito è lieve e breve, può essere un'indicazione che il farmaco è corretto ed è generalmente seguito da un miglioramento clinico e sintomatico nel paziente. La frequenza di questa transitoria intensificazione dei sintomi è variabile, e dipende almeno in parte dal modo in cui vengono prescritti i farmaci omeopatici.

Al momento non esiste una teoria soddisfacente che spieghi il meccanismo d'azione dei medicinali omeopatici. Tuttavia, numerosi esperimenti di base nell'area della fisica, della fisico-chimica e della biologia, mostrano che le diluizioni omeopatiche sono diverse nella loro struttura e azione biologica rispetto al solvente utilizzato come controllo.

I farmaci omeopatici possono essere somministrati in vari modi. La forma più comune e tradizionale è in piccoli globuli di saccarosio impregnati del farmaco. Si possono utilizzare anche gocce con diversa gradazione alcolica (dal 5 al 20%), gocce analcoliche, piccole bustine contenenti 0,5 grammi di lattosio in polvere o compresse impregnate di lattosio che si sciolgono rapidamente in bocca. Meno frequentemente, i medicinali omeopatici vengono utilizzati in creme, unguenti, ovuli e colliri. L'uso di iniettabili è eccezionale. Il farmaco, qualunque sia la sua presentazione, ha un chiaro nome latino che ne esprime il contenuto. I farmaci omeopatici non arrivano mai sotto forma di capsule o compresse colorate come medicinali allopatici. Le gocce possono essere ingerite pure, non diluite o in poca acqua, mentre per globuli, compresse e bustine si consiglia solitamente di scioglierle in bocca senza acqua o di metterle sotto la lingua.
I rimedi devono essere presi lontano da cibi e bevande, ad eccezione dell'acqua. Il tempo suggerito varia a seconda del medico, ma il solito è tra i 15 ei 30 minuti prima o dopo i pasti. L'ideale del trattamento omeopatico è quello di somministrare al paziente un solo medicinale alla volta. Questa pratica è chiamata omeopatia unicista, tuttavia ci sono situazioni particolari in cui può essere inevitabile usare più di un medicinale contemporaneamente.

Il trattamento allopatico cerca, attraverso farmaci ad azione chimica, di alleviare o sopprimere i sintomi e le manifestazioni patologiche del paziente in modo diretto, utilizzando il cosiddetto principio degli opposti. Vale a dire, usa sostanze ad azioni opposte alle manifestazioni del paziente. Da qui, ad esempio, l'uso di lassativi nella stipsi o antidiarroici nella diarrea, antinfiammatori nelle infiammazioni e farmaci antiallergici di vario tipo. Questa soppressione dei sintomi e delle manifestazioni patologiche non ne modifica l'origine e le cause. D'altra parte, poiché gli esseri viventi reagiscono opponendosi agli stimoli che ricevono dall'esterno, resistono anche all'azione di queste sostanze, dando luogo ad una tolleranza che si traduce in una diminuzione, nel tempo, dell'effetto farmacologico. Questo spiega anche le ricadute e l'effetto rebound osservati dopo la sospensione del trattamento allopatico. Si ipotizza che quest'ultimo, l'effetto rebound, possa costituire un'evidenza indiretta a favore del principio di similarità.
Questo concetto dell'uso di farmaci controproducenti non è applicabile ad antibiotici, antivirali o antiparassitari, che sono mirati a distruggere o inibire lo sviluppo di agenti patogeni infettivi. Inoltre non si applica ai farmaci antineoplastici, finalizzati alla distruzione di cellule anormali.
Da parte sua, il trattamento omeopatico non cerca di sopprimere direttamente le manifestazioni patologiche, ma mira piuttosto a stimolare la reazione spontanea di guarigione del paziente. Tutti gli esseri viventi hanno la capacità di autoripararsi e l'omeopatia vi ricorre. Questo viene fatto usando la stessa opposizione che gli esseri viventi hanno agli stimoli esterni. È la reazione del paziente malato innescata dai farmaci omeopatici che porta sollievo o cura. Ciò spiega la mancanza di effetto rebound dopo aver abbandonato il trattamento omeopatico. È a causa di questo ricorso a forze di guarigione spontanee che il trattamento omeopatico può essere considerato più naturale. Quando la malattia è incurabile, il trattamento omeopatico è spesso in grado di alleviare il malato, ma in modo più dolce e un po' più sano.
Un'altra grande differenza tra il trattamento allopatico e quello omeopatico risiede nel modo di approcciarsi al paziente, poiché il primo, per sua natura, tende a frammentare l'individuo malato in organi e dispositivi, dando talvolta poca considerazione all'insieme e soprattutto al malato. Questo perché in questa modalità terapeutica la scelta del trattamento si basa quasi esclusivamente sulla diagnosi clinica e fisiopatologica. La conseguenza è che il paziente spesso non si sente pienamente compreso.
Da parte sua, il trattamento omeopatico di solito considera il paziente nel suo insieme e individualità. Sebbene il vecchio aforisma per cui non esistono malattie ma malati sia vero solo in parte, l'osservazione mostra che la stessa malattia si manifesta in soggetti diversi in modi diversi, secondo le loro caratteristiche individuali, la loro costituzione fisica e psichica e il mezzo in cui si dispiega. È anche noto che conflitti profondi o situazioni emotivamente traumatiche sono in grado di innescare malattie talvolta gravi. L'indagine di tutte le caratteristiche individuali delle manifestazioni patologiche e di tutte le caratteristiche della costituzione e della personalità del paziente e dei possibili inneschi emotivi della sua attuale malattia, fanno parte dell'essenza del metodo omeopatico. È l'insieme di tutte queste informazioni che guida la scelta di un farmaco. Pertanto, la stessa condizione può essere trattata con farmaci omeopatici diversi a seconda di come è presente in ciascun individuo in particolare e, a sua volta, lo stesso medicinale può essere utile in condizioni diverse.
È inoltre fondamentale per il metodo omeopatico cercare non solo il sollievo delle specifiche manifestazioni patologiche del paziente ma anche favorire una sensazione di benessere generale e umore migliorato. Questo miglioramento soggettivo accompagna il miglioramento dei sintomi fisici e talvolta lo precede nel tempo. L'omeopatia è in questo senso una vera medicina psicosomatica.

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I trattamenti omeopatici e allopatici sono compatibili?
I due tipi di trattamento sono perfettamente compatibili nella maggior parte dei casi. Inoltre, in alcune situazioni sono complementari. C'è la convinzione che se entrambi i tipi di trattamento vengono combinati, potrebbero essere prodotti effetti dannosi nel paziente, ma non ci sono prove al riguardo. A volte può capitare che i farmaci allopatici mascherino i sintomi naturali del malato e della malattia, il che può rendere difficile trovare il corretto trattamento omeopatico. Inoltre, si ritiene che alcuni farmaci allopatici potrebbero annullare parzialmente o totalmente l'effetto terapeutico dei farmaci omeopatici in alcune circostanze.
Ma d'altra parte ci sono situazioni in cui è impossibile sospendere il farmaco allopatico che il paziente sta già ricevendo ed è anche occasionalmente necessario integrare il trattamento omeopatico con un farmaco allopatico. Ogni modalità terapeutica ha le sue indicazioni e i suoi limiti. È importante che i pazienti che iniziano il trattamento omeopatico sappiano che non devono interrompere bruscamente gli altri tipi di farmaci che stanno ricevendo senza un'adeguata supervisione medica, poiché ciò potrebbe talvolta causare gravi disturbi. I farmaci allopatici devono essere sospesi gradualmente e secondo un programma adattato a ogni situazione individuale e solo quando ciò è possibile dal punto di vista medico.

Il medico omeopata esamina il paziente, richiede analisi, studi per immagini e fa una diagnosi clinica?
Sia l'allopatia che l'omeopatia sono due modalità terapeutiche e tutte le altre scienze mediche (anatomia, fisiologia, patologia, semiologia, ecc.) sono comuni ad entrambe. Il medico omeopata ha lo stesso obbligo professionale di qualsiasi medico a ricorrere ad un approfondito interrogatorio ed esame obiettivo del paziente e di richiedere tutte le analisi e le immagini o studi complementari e interconsulti utili per arrivare ad una corretta diagnosi clinica. Una buona diagnosi permette di stabilire una prognosi e decidere quale sia il tipo di trattamento più appropriato per ogni caso.

Qual è il campo d'azione dell'omeopatia?
Il campo d'azione dell'omeopatia è difficile da delimitare con precisione. L'uso dei farmaci omeopatici è particolarmente utile nelle specialità mediche più generali come la medicina clinica, la pediatria e la medicina di famiglia. Si può dire che esiste una cura omeopatica per le patologie più comuni di tutti gli organi e apparati, sia acute che croniche. I medici omeopatici generalmente scelgono di ricorrere al trattamento omeopatico come prima intenzione quando ritengono che sia appropriato e che ci si possa aspettare una risposta favorevole dal paziente.
Altre volte vengono utilizzati contemporaneamente trattamenti allopatici e omeopatici. Ci sono altre situazioni in cui il trattamento omeopatico non è il principale o viene utilizzato esclusivamente con criteri complementari o addirittura palliativi.
Nella ricerca medica attuale, grande importanza è data alle cosiddette meta-analisi. Una meta-analisi è una revisione sistematica di tutti gli studi pubblicati su un determinato trattamento a cui vengono applicate procedure matematiche speciali che ne aumentano la validità. Una meta-analisi positiva fornisce alcune garanzie sull'efficacia di un trattamento in una data condizione. Negli ultimi anni sono state pubblicate meta-analisi con esito favorevole per l'omeopatia nel trattamento di influenza, rinite allergica, prevenzione dell'ileo postoperatorio, fibromialgia, diarrea infantile, AIDS, alcuni effetti avversi dei trattamenti antineoplastici, artrosi, malattie reumatiche, pollinosi, infezioni e allergie delle vie aeree superiori e malattie delle vie aeree superiori compresa l'otite media.
In altre aree della medicina, l'esperienza degli omeopati e gli studi osservazionali o seriali di casi, mostrano che il trattamento omeopatico è o potrebbe essere efficace. Un recente studio osservazionale multicentrico su quasi 4.000 pazienti con qualsiasi condizione, condotto dagli studi dei medici omeopati intervenuti, ha concluso che “c'è stato un miglioramento marcato e sostenuto della gravità della malattia e della qualità della vita dei pazienti durante il trattamento. I risultati indicano che il trattamento omeopatico potrebbe avere un ruolo benefico nella cura a lungo termine dei pazienti con malattie croniche.”
Una valutazione nel tempo degli stessi pazienti ha mostrato che il miglioramento ottenuto è stato mantenuto 8 anni dopo aver assunto il trattamento omeopatico.
In un altro studio finanziato dal governo svizzero, il trattamento omeopatico rispetto a quello allopatico è stato confrontato in 3126 pazienti. Differenze significative sono state riscontrate nello stato di salute (pazienti con malattie croniche e gravi utilizzavano preferenzialmente trattamenti omeopatici), nella percezione degli effetti collaterali (maggiore percentuale di effetti collaterali nei pazienti trattati con allopatia) e nel grado di soddisfazione (maggiore percentuale di pazienti soddisfatti tra coloro che hanno fatto ricorso alla cura omeopatica.

L'Omeopatia, è scientifica?
Esistono prove cliniche dell'efficacia dell'omeopatia? L'omeopatia può essere giustamente considerata la prima farmacologia sperimentale e scientifica della storia. In un'epoca in cui le sostanze medicinali venivano utilizzate secondo criteri teorici o casuali, Hahnemann ne promosse la sperimentazione sistematica in volontari sani per studiarne gli effetti. La pietra angolare della moderna ricerca clinica è il cosiddetto studio clinico controllato randomizzato o RCT. in inglese. Fondamentalmente, questo consiste nel dividere in modo casuale un gruppo di pazienti con una determinata condizione in due e quindi dare a uno dei sottogruppi il trattamento che si sta valutando e all'altra metà un placebo che è indistinguibile dal vero trattamento. Né i pazienti né i medici che li curano sanno chi sta ricevendo il trattamento e chi sta ricevendo il placebo, per evitare l'influenza della soggettività. Affinché un farmaco sia considerato efficace, deve dimostrare di essere superiore al placebo nei suoi effetti. Lo stesso metodo viene utilizzato anche per confrontare due o più trattamenti diversi.
Il primo RCT omeopatico pubblicato risale al 1943. In quello studio, effettuato durante la seconda guerra mondiale, si valutava un preparato omeopatico di iprite come possibile preventivo delle ustioni prodotte dallo stesso veleno in volontari sani. Il trattamento era chiaramente superiore al placebo.
Due fattori generalmente scoraggiano gli RCT omeopatici. Il primo è economico. A causa della mancanza di interesse commerciale per i risultati, le risorse scarseggiano.
Il secondo è metodologico: poiché l'omeopatia non fornisce un trattamento identico a pazienti con la stessa condizione, questo introduce una notevole complessità al momento di fare un RCT.

Com'è un consulto omeopatico?
In un consulto per problemi cronici, la prima parte di essp è simile a una consultazione clinica. Il medico interroga il paziente sui motivi della consultazione e sulle caratteristiche dettagliate dei suoi problemi, della sua storia e dei suoi possibili fattori scatenanti. Indaga anche sui trattamenti eseguiti, sui farmaci che il paziente assume e su tutta l'anamnesi personale e familiare pertinente. Forse l'unica differenza è l'importanza che l'omeopata dà ai dettagli su quali fattori aggravano o alleviano i sintomi, elementi chiamati modalità e che a volte sono determinanti per la scelta del trattamento.
In una seconda parte, quella più propriamente omeopatica, il medico si interroga su una serie di caratteristiche personali, sia generali che psichiche. Tra l'altro, vengono studiati a fondo i dettagli del sonno, della traspirazione, della sensibilità alle temperature e ai climi e di altri fattori esterni; desiderio, avversione e intolleranza a vari cibi, aggravamenti orari e cambiamenti generali e di umore con le mestruazioni.
Infine, l'omeopata chiederà al paziente come sono il suo modo di essere e il suo carattere o personalità e anche su eventi traumatici del passato che potrebbero essere stati fattori scatenanti della malattia e dei disturbi attuali. L'omeopata quindi esamina il paziente allo stesso modo di un medico e valuta gli studi di laboratorio e di imaging che il paziente ha eseguito. Con tutte queste informazioni cercherà di fare una diagnosi clinica e suggerire un trattamento. Se lo ritiene necessario, richiederà nuovi studi o interconsulti.
È normale che un primo consulto con un medico omeopatico richieda tra i 40 ei 60 minuti. Quando si tratta di un problema di salute acuto, la consultazione omeopatica è più breve. L'interrogatorio è limitato al problema attuale e ai suoi immediati antecedenti. L'esame obiettivo è essenziale per una corretta diagnosi e trattamento.

Quanto dura un trattamento omeopatico?
Dipende dalle caratteristiche della patologia, dalla sua gravità ed età, dalla buona vitalità del paziente e dalle precedenti cure effettuate. La risposta è generalmente migliore nei bambini e nei pazienti che non hanno subito trattamenti precedenti.
Il concetto che il trattamento non produce miglioramenti dei sintomi solo durante la somministrazione del farmaco è importante, piuttosto genera una reazione di guarigione tanto più rapida, quanto maggiore è la vitalità del paziente e viceversa. Nelle malattie acute la risposta favorevole si osserva entro poche ore. Al contrario, nelle malattie croniche la risposta può richiedere fino a 30 giorni per manifestarsi. La suddetta reazione curativa di solito persiste dopo l'interruzione del trattamento. È anche importante notare che il miglioramento è solitamente progressivo nel tempo e ha degli alti e bassi.

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3. Quando usare la Medicina Convenzionale invece della Terapia Centro-Personale

Ogni volta che si hanno sintomi acuti o inizi di sintomi acuti, in particolare quelli legati a una crisi di guarigione, è consigliabile visitare un pronto soccorso di un ospedale. In alcune situazioni è necessario un forte antibiotico, una iniezione di cortisone o di adrenalina, un primo soccorso per rimuovere gravi ostruzioni, fermare emorragie. La medicina convenzionale è la prima scelta per modificare le anomalie anatomiche che minacciano la respirazione, la circolazione, ecc.
La NMG è una scelta fondamentale per raggiungere la guarigione, ma non bisogna essere stolti e integralisti al punto di rischiare la vita.

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