Tristezza
Stato emotivo caratterizzato da tono dell’umore abbassato, ritiro, rallentamento e tendenza alla riflessione su eventi spiacevoli o dolorosi. È considerata un’emozione primaria/fondamentale, parte del repertorio innato dell’essere umano, legata soprattutto a perdita, separazione, frustrazione di bisogni affettivi. Ha delle funzioni, come le seguenti:
- Funzione di elaborazione: spinge a fermarsi, ripensare agli eventi, trarne senso e riorientare priorità e aspettative, facilitando l’adattamento alla perdita.
- Funzione di segnale sociale: espressione triste, pianto e ritiro comunicano bisogno di vicinanza e sostegno, attivando l’accudimento e il legame di attaccamento nelle relazioni.
La tristezza prolungata e gli stati depressivi si associano a ridotta disponibilità di Serotonina, Noradrenalina e Dopamina, Neurotrasmettitori chiave nella regolazione del tono dell’umore, motivazione e capacità di provare piacere.
L’attivazione degli assi dello stress (in particolare Ipotalamo‑Ipofisi‑Surrene) modifica i livelli di Cortisolo e di altri ormoni che, se alterati nel tempo, influenzano profondamente umore, energia e vulnerabilità a stati ansioso‑depressivi.
La tristezza “sana” è ciclica e transitoria: accompagna un processo di contatto con il Dolore e, se accolta, facilita il passaggio verso emozioni più orientate alla ripresa e alla progettualità.
Quando non trova possibilità di espressione, comprensione e integrazione, può cronicizzarsi in un quadro depressivo, con marcato ritiro sociale, mancata percezione del piacere, pensieri negativi persistenti e alterazioni neuroendocrine più stabili.

